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Un libro per smettere di fumare |
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Bugie che non aiutano a smettere di fumare


Desidero a questo punto fare una precisazione importante. Le persone sono libere di agire come vogliono; con questo libro non intendo certo demonizzare o mettere alla berlina nessuno, neanche i più incalliti fumatori.



Ho già avuto modo di spiegare il mio scopo nelle prime pagine: aiutare i fumatori che, per ragioni diverse, non riescono a liberarsi dalla schiavitù del fumo.

In questo libro mi rivolgo, in particolar modo, a quelli che in precedenza ho definito fumatori irreversibili, fumatori incalliti, fumatori appassionati e fumatori moderati, ma mi appello anche a chi vuole aiutare un parente, un amico o un conoscente a smettere di fumare e sta cercando un metodo efficace.

Ci sono fumatori e fumatori. Conosco persone che consumano due pacchetti di sigarette ogni giorno, altri invece non superano le due, tre sigarette la settimana. Questi ultimi non sono, ovviamente, soggetti agli stessi effetti negativi di chi fuma trenta, quaranta sigarette nell’arco di una sola giornata. Uno dei rischi però è che possano, in un momento difficile o a causa di un nuovo amico che fuma molto, aumentare gradualmente il consumo del numero di sigarette, elevando anche la dipendenza dalla nicotina. Ho conosciuto persone che, in periodi di particolare stress, sono passate dal consumo di una o due sigarette al giorno a venti o trenta nell’arco di soli due mesi.

Non sempre chi fuma parla apertamente del proprio vizio: la tendenza a voler nascondere la realtà è tipico di molti consumatori di sigarette. Una delle circostanze più comuni è trovare fumatori che, pur di non ammettere di essere schiavi del tabacco, inventano ogni sorta di giustificazione. Molte volte mi trovo di fronte a persone che, nonostante consumino quantità industriali di sigarette, cercano di spacciare il proprio vizio come un innocuo piacere. Sostengono di non essere soggetti ad alcuna schiavitù e quindi di poter smettere in qualsiasi momento. Chi fuma trenta, quaranta sigarette durante la giornata non lo fa certo per piacere o per rilassarsi. Questa è una piccola grande bugia che il fumatore deve raccontare a se stesso e al mondo. Chi fuma tali quantità di sigarette lo fa perché ne è dipendente: senza cadrebbe preda di forti crisi d’astinenza indotte dalla nicotina. È obbligato a fumare per placare tutta una serie di sintomi fastidiosissimi. Calmare i sintomi significa, per i fumatori, provare “piacere”. Ed è un piacere innaturale, neppure lontanamente paragonabile al benessere che si prova nell’immettere nei polmoni aria fresca di montagna o nel respirare i profumi inebrianti della natura. Fumare è un’azione obbligata che la persona deve compiere non appena l’effetto della nicotina diminuisce, per non essere torturato dai sintomi dell’astinenza. È l’attenuare e il ridurre questi sintomi fastidiosi che crea il “piacere” ed il senso di “rilassamento”.

La nicotina è forse paragonabile ad una piccola bestia che entra nel corpo del fumatore e chiede di poter rimanere in vita, nutrendosi del fumo delle sigarette. Il fumatore sostiene che le sigarette lo rilassano, ma in realtà sta affermando che, quando fuma, tutti i sintomi che agiscono contro di lui (irrequietezza, nervosismo, agitazione, isterismo) sono messi a tacere. Sono i continui stati di malessere che lo obbligano a consumare una sigaretta dietro l’altra. Accade che, non appena il fumatore si accende la sigaretta, in pochi secondi i sintomi diminuiscono d’intensità e il suo organismo può nuovamente provare un senso di sollievo. Ma è solo un’illusione temporanea: dopo aver finito la sigaretta, appena l’effetto della nicotina diminuisce nuovamente, i sintomi ricominciano a bussare alla porta obbligando il povero fumatore a consumare un’altra sigaretta, pena la sofferenza indotta dai sintomi stessi. Ogni persona con il vizio di fumare, sperimenta questa sensazione, e il malessere ad essa collegato, continuamente, travolta da una reazione a catena senza fine. La sua vita e i suoi giorni sono, il più delle volte, una continua lotta tra la bestia che vive nel suo corpo e la sua volontà di smettere di fumare. La cosa che rende ancor più triste la situazione è che il fumatore, di fronte a chi gli ricorda che fumare fa male, sviluppa una serie di risposte ed affermazioni quasi automatiche per giustificare il suo vizio.

(Continua nel libro)
 

 

 

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