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Dove sta la trappola e cosa fare per smettere di fumare?


Se un numero così alto di persone è caduto nel vizio del fumo, significa che la trappola è stata certamente ben congegnata.



Quando i produttori di tabacco hanno capito che chi fumava sigarette ne rimaneva subito dipendente, hanno investito ingenti fondi in pubblicità certi del ritorno economico. Quello del fumo è stato, ed è, un business colossale, enorme come le bugie che sono state dette sulla sigaretta e sul tabacco.

Sino a pochi anni fa non si parlava della nicotina come di una droga, di una sostanza che potesse dare dipendenza fisica. Si alludeva solo alla dipendenza psicologica. In tal modo era più facile spostare il baricentro delle responsabilità dalle industrie del tabacco all’individuo. Per molti anni, le aziende produttrici di tabacco hanno avuto campo libero nel promuovere e pubblicizzare i loro prodotti, senza incontrare grossi ostacoli. Queste corporations non erano soltanto brave a vendere, ma erano particolarmente abili ed organizzate nel fronteggiare ogni affermazione che metteva in dubbio l’innocuità del tabacco: assoldavano medici compiacenti affinché rilasciassero dichiarazioni tali da rassicurare i fumatori, usavano importati riviste medico-scientifiche per lanciare sul mercato nuove marche di sigarette, ma soprattutto insabbiavano e nascondevano informazioni importati sulla nocività del fumo e del tabacco.

Si può affermare che le principali attività dei produttori di sigarette fossero tutte dirette a: 1) occultare importanti verità sugli effetti nocivi del tabacco e 2) vendere sigarette con assoluta indifferenza per la salute e la vita dei fumatori.

La storia del fumo è una vicenda di disinformazione, d’inganni e falsità. Un’ignoranza perseguita e promossa con determinazione dai produttori di sigarette che, con le loro strategie studiate a tavolino, hanno trasmesso messaggi distorti, nascondendo per anni gli effetti deleteri della nicotina e del tabacco.

LA DIABOLICA TRAPPOLA DEL FUMO CHE IMPRIGIONA MILIONI DI PERSONE,
È STATA CONGEGNATA PROPRIO NEGLI UFFICI MARKETING DELLE MULTINAZIONALI.

Diciamolo una volta per tutte: la nicotina presente nel tabacco è una droga che causa dipendenza! L’inganno principale è stato quello di far credere al mondo intero, con ogni mezzo e in vari modi, che non fosse una droga. Quel che sino ad ora abbiamo definito vizio è, in verità, una dipendenza, una malattia. L’inganno è stato quello di far credere alle persone che non vi era dipendenza da fumo, ma solo un condizionamento mentale, pertanto, secondo le multinazionali, una dipendenza più lieve e meno pericolosa. Le persone che assumono nicotina attraverso la sigaretta (come ho detto in precedenza per il sigaro o la pipa valgono le stesse considerazioni), sono poi soggette all’assuefazione quindi ad un continuo e progressivo aumento del consumo di nicotina. Qui l’inganno è stato di non parlare mai in termini d’assuefazione, facendo credere che si fumasse un numero crescente di sigarette per motivi estranei alla sigaretta stessa o per una scelta personale del fumatore. Quando l’effetto della nicotina immessa nel corpo diminuisce, la persona sperimenta l’astinenza e qui l’inganno è stato quello di convincere tutti che la voglia irrefrenabile di fumare non sarebbe altro che un forte desiderio di una cosa “buona”, che rilassa e dà piacere. Infine, l’associazione tra sigaretta e uomo bello, forte e affascinante (pensa solo in quanti film attori famosi hanno recitato con la sigaretta), è stata una delle azioni promozionali di maggior successo che ha creato un mito ancora oggi duro da cancellare.

(Continua nel libro)
 

 

 

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